Visita alla cantina Dei


Toscana, Montepulciano, le ultime luci di un tardo pomeriggio di fine Ottobre tagliano oblique il panorama morbido attorno esaltando il giallo dei vigneti che circondano Cantina Dei

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E’ un percorso a scendere quello che parte dal sottile gradino di pietra che dal prato graduale si alza per poi avvitarsi nel terreno, come il verme del cavatappi.  Il tratto di pietra si fa muro alto e spesso, scava, inoltrandosi verso il fondo in bianche volte a spirale.  Fa pensare al fossile di ammonite il suggestivo ingresso che porta verso il cuore della cantina Dei.   Sorprendente, così che quando sono a meta della discesa, ti chiedo se dietro l’ombra della porta in basso puoi incontrare una banda di Minions vignaioli che navigano fiumi di vino nobile a bordo di barrique. Incontri invece le fantasie di un ingegnere. Glauco Dei. Occhi vivaci e tanta vita alle spalle. E' sua la progettazione e la realizzazione architettonica della cantina.  Arrivati al fondo della spirale il muro si riduce, rasenta di nuovo il terreno, gira un’ ultima volta in un abbraccio che circonda un piccolo specchio d’acqua dove galleggia una ninfa che vorrebbe più sole. Di fronte l’ombra dietro l’uscio che porta in cantina .

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Prima di entrare, meglio fare un passo indietro ripercorrendo a ritroso la storia di Montepulciano e del suo territorio.

Il substrato geologico è costituito da sedimenti marini pliocenici caratterizzato da terreni prevalentemente sabbiosi specie nelle zone più alte. Le parti del versante che scende verso la Valdichiana sono depositi continentali del Pleistocene. I suoli sabbiosi sono distintivi del territorio di Montepulciano. I vigneti di Prugnolo gentile sono coltivati dai 250 ai 650 msl. In modo diffuso i terreni sono formati da sabbie prevalentemente da limi, limi-argillosi, argille. Il clima è temperato. Le piogge più concentrate nel primo periodo autunnale.

A piccoli passi sui sentieri della storia del vino di Montepulciano. Le prime tracce storiche del vino che viene da Monte Poliziano. Nel 770 le cronache riportano che la comunità Castrum Politianum è ricca e indipendente, soggetta a proprie leggi, dedita al commercio del vino, dello zafferano, lana e prodotti agricoli. Sono di questi anni i primi atti rogati che raccontano le trattative per la vendita e la concessione di questi vigneti che danno vini di gran fama.

Tanto famosi e redditizi che la cosa si fa tanto seria da dover essere rigidamente tutelata dalla legge.                     Anno 1337. Il Comune di Montepulciano emana lo Statuto dei Campi[1]. Questo documento spiega bene il valore culturale ed economico che rappresenta il vino e l’attenzione sociale a esso riservata: Pena per chi taglia la vite, .. per chi danneggia la vigna 40 soldi. Pena per chi asporta uva: Dal primo di Giugno a metà di Settembre non è permesso a nessuno di cogliere e portare via l’uva ma da quella data chiunque può cogliere e vendemmiare. Non si violi il vigneto da Marzo a Novembre; 5 soldi al padrone del cane che entra in vigna. Giammai far pascolare il bestiame tra i filari, più l’animale è grosso tanto più elevata sarà la multa. Si sapeva già bene allora, la qualità del vino inizia dalla salute della vigna.

 Lo Statuto prosegue con i Divieti. Nessuno osi portare per consumo suo o introdurre nella Città e nel Distretto del vino proveniente fuori. Esporti il vino prodotto nel distretto fuori città? Meglio non dimenticare di pagare le tasse pari a quante ne avresti pagate vendendolo in città. Multe salate neanche se fossero state inscritte a ruolo da Equitalia. E in taverna? 100 soldi la muta all’oste che mischia il vino con un’altro, e a chi rimbocca. Le misure vanno riempite senza trucchi perché se qualcuno denuncia un imbroglio sotto giuramento, godrà dell’ anonimato.

Nobiltà del vino. La fama che conquista il vino Poliziano è senza confini e assoluta. In ogni corte si beve Montepulciano, i trafficanti lo falsificano, bagna le poeti, per ogni dove mercanti viaggiano carichi di Pulcianelle[2]Non è certa l’origine dell’appellativo Nobile, forse perché lo producevano solo le famiglie ricche di Montepulciano, vino da bere nelle grandi occasioni. Forse perché dal Novembre 1561 Montepulciano sarà definita Città Nobile[3], forse perché riservato ai Potenti dell’Europa. Di certo perché vino squisito ed elegante prodotto solo con i migliori grappoli selezionati e uve sane[4].

Appunti di degustazione: È perfettissimo tanto il Verno quanto la State, et meglio è il rosso la State, io ne sono certo. Tali vini hanno odore, colore et sapore. Volendo conoscere la bontà di questo vino, vuole essere odorifero, polputo, non agrestino, né carico di colore. Volendolo per la state alli caldi grandi, sia crudo, et di vigna vecchia.

Sante Lancerio[5]

Regna con nobiltà per secoli colui che d’ogni vino è Re , poi tutto cessa, non più la bianca mano di Arianna versa la manna di Montepulciano, più nessun visibilio[6].

Arrivano poi i decenni bui alla fine dell’800. La fillossera quasi estingue il vigneto europeo, l’industrializzazione svuota le campagne, milioni di italiani emigrano in massa da una fame nera. La cultura della viticoltura barcolla, è tutto da reinventare e le idee sono poche. Si affermano ovunque produzioni vitivinicole di basso investimento e valore che mirano alle grandi rendite per vini anonimi e infami. Non sfugge a questa pestilenza il fu Re dei vini. I coraggiosi sono sempre pochi, ma sempre esistono. Quello di Montepulciano fa di nome Adamo Fanetti. E' lui negli anni 20 del ‘900 a rintrodurre tecniche di viticoltura e di vinificazione che puntano alla qualità ripartendo dalle tradizioni. Il coraggio a volte fa sì che il successo accada. Tanto successo, che alla fine gli consentirà di apporre sulle etichette scritte a mano delle bottiglie: Vino Nobile di Montepulciano. Vero, passeranno ancora anni di profonda sofferenza prima di un cambiamento radicale, ma un percorso da seguire esiste di nuovo.

1980: Serie AAA n 00000001 - La prima fascetta italiana Docg si stringe attorno al collo dell’anziana ma pur sempre regale Pulcianella.

Montepulciano, 1985. E’ da più di vent’anni che la famiglia Dei è di casa in questo territorio. Alibrando acquista i primi terreni in zona Bossona che scendono verso la Val di Chiana, impianta i suoi primi vigneti, per passione forse un po’ per gioco.  I luoghi Poliziani sono un incanto che catturano ogni senso, l’aria fresca sulla pelle, i rumori sottili della macchia, l’odore della terra, lo sguardo disciolto in panorami infiniti. Come non restare?  Fortuna vuole che si possa acquisire, diventano così di proprietà della famiglia Dei anche i terreni di Ciraliana e Martiena con la villa da padronale incastonata tra i vigneti. Il solo possedere non soddisfa, nasce l’esigenza di raccontare la bellezza del territorio, il sentirsi parte di esso. Il vino così diviene la voce che parla di quel sentimento di appartenenza. Occorre che la mente sia fantasiosa per dare vita ad una idea e realizzarla. La prima fantasia di Glauco Dei è quella di farsi vignaiolo. Decide di iniziare la vinificazione delle proprie uve, che fino allora si vendevano. La seconda è la progettazione e realizzazione architettonica della cantina. Delle prossime, restiamo in attesa.

Ottobre 2016: Della rampa che scende alla cantina si raccontò all’inizio del testo. Ora è tempo di entrare. Dietro l’ombra dell’ingresso un lungo corridoio silenzioso, alla metà luci soffuse accendono la sala di destra. La sala dove affina il vino appare come un altare alla nobiltà del gusto e della storia. Le sfumature di colore delle vene che attraversano il travertino, l’odore del rovere regalano un’atmosfera sospesa, come di un tempio dedicato a un eroe da epopea. Sorprende lo sguardo che segue fluido le file di barrique in linea retta sotto i colonnati di marmo circolari. Poi, calme sensazioni schivano i semplici paragoni. Questa sala non è un tempio austero per la memoria di quel che fu, ma la culla dell’inizio di una nuova storia.

“Ingegnere.. sa ...a sorprendermi di più non è la grazia delle sue opere, ma il pensare che un luogo di tale bellezza è un luogo di lavoro” …  sarcastico sorride, “Vero, alle persone chiedo dei soldi per lavorare qui”.

 Ancora 2016: Alla guida di Cantina Dei oggi c’è Caterina, figlia di Glauco. Chi meglio di una donna decisa e appassionata per intraprendere con la giusta forza e decisione l’inizio di una nuova storia?

Enologo: Jacopo Felici. Azienda a basso impatto ambientale con sistemi che sfruttano energia geotermica. Lavoro in vigna attento alla sostenibilità ecologica, pochi interventi, cura delle potature durante i cicli vegetativi diversificate in base alle peculiarità di ogni micro zona del vigneto . Suoli sabbiosi, argillosi, a volte calcarei. 50 ettari vitati, alte densità d’impianto: 4700/ettaro. Allevamento: contro spalliera a cordone speronato. Rese circa 60/70 quintali/ettaro. Produzione annua circa 200.000 bottiglie. Buon rapporto qualità/prezzo.

 

DEGUSTAZIONE:

Vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G. Bossona Riserva 2010: 100% San Giovese.

Il colore scarico del San Giovese che anno dopo anno si sgrana.  Odori capaci di ritmo. Molteplici sensazioni battono in cassa rullante per un drum set incessante. Note lunghe di frutta rossa, prugna con sfumature di melograno accenni di scorza di sanguinella, odore di viola. Armonia elegante. La carruba apre le note corte sui piatti, alloro e il rosmarino, muschio e funghi, tracce di sottobosco. Battito speziato e lievemente balsamico, ultime scie di tabacco. In bocca non tradisce, anzi. Rolling Stones , provocatorio e suadente, vivace sapidità e freschezza, tannini intonati, decisi ma morbidi. Chiusura balsamica e speziata, dura tutto il tempo del viaggio di ritorno a Roma.   Nobiltà del Rock’n Roll

Vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G. Bossona Riserva 2009: 100% San Giovese.

Rosso granato scarico. Odori di Autunno. Come camminare nel bosco, tra funghi freschi e humus, il muschio, le foglie a terra secche e la corteccia umida dei castagni. Semi di finocchio essiccati e ancora l’alloro, le spezie si legano al tabacco del sigaro. La frutta è ricordo lontano come i fiori che appassiscono ingiallendo prima di seccarsi. L’ingresso in bocca è sapido fresco, progressivo e piacevolmente speziato. I tannini in fase adolescenziale se ne stanno un po’ per conto loro, irrequieti indispettiscono la chiusura che si protrae lunga e fresca. 

Santa Catharina 2007 I.G.T. - 30% Sangiovese, 30% Cabernet Sauvignon, 30% Syrah, 10% Petit Verdot

Rosso rubino pieno impenetrabile. Marasca e fiori viola, carruba e rabarbaro, lieve speziatura di pepe nero che solletica le narici, balsamico. Sulle prime appare di eleganza formale, come vestito per la Domenica di festa ma trasgredisce strappando il perbenismo con sentori della salamoia di olive nere e una scia selvatica. Al sorso parte morbido e polposo, fruttato e speziato, generosa freschezza che gioca di squadra con la sapidità dona dinamicità, tannini in controtempo svirgolano sul finale che è di buona lunghezza.

 


[1] Morganti Sigillo “Il vino nella storia – Dalla Bibbia al Vino Nobile”

[2] Fiasco impagliato, di circa 1 litro dove veniva imbottigliato il vino di Montepulciano.

[3] Papa Pio IV Ecclesiarum utilitatem

[4] Alcuni documenti riportano le tecniche di vinificazione in uso nel XVI secolo “Durante il periodo della vendemmia le casate nobili … facevano scegliere l’uva migliore, perfettamente sana e asciutta, maturata sui versanti dove l’esposizione era migliore. I grappoli ripuliti dagli acini guasti, quasi sgranellati, erano pigiati a parte e vinificati “senza governo” ..poi il vino messo ad invecchiare per un certo periodo in botte ed infine imbottigliato in fischi”.

  1. Zoi, Vino Nobile di Montepulciano. Dalla storia alla realtà, 1987

[5] Medico, naturalista, soprattutto bottigliere di Papa Paolo III.  Se non il primo sommelier conosciuto di certo è suo il primo testo della letteratura enologica italiana, “Della natura dei vini e dei Viaggi di Paolo III” -  un interessante e disinteressata  Guida ai vini del 1530 (non sai la gente alla serata di presentazione!! ..Manco all’Excelsior)

[6] Francesco Redi - “Bacco in Toscana”,  1658

 

Articolo di Daniele Pulvirenti